MANIFESTO DELLA POESIA CONVIVIALE-LIBERTARIA
La poesia
non è un genere letterario.
Nasce nel
rito, nel proto-teatro, nei Misteri primordiali.
O forse
nasce ancora prima del rito, del mito, come suggeriscono quelle ipotesi
filosofiche (Rousseau, Hamann, ripreso da Jünger, in un certo senso Klages, in un certo senso anche
Heidegger) che identificano l’origine stessa del linguaggio nella poesia: in un
idioma-origine, costituente una dimensione musicale-sonora, lirico-associativa,
intuitivo-immaginifica, incantata, cantata, magica.
O meglio,
pre-magica: precedente la stessa divisione tra magico e ordinario, tra profano
e sacro, tra consacrato e non, tra sovrannaturale e naturale.
Una
dimensione-origine-unità, in cui t u t t
o è indifferenziatamente “pieno di dei”,
potremmo dire noi, ma in realtà molto, molto tempo prima della nascita degli
dei, degli eroi, della religione, del mito, della civiltà, della divisione del
lavoro, della divisione in diverse funzioni sociali, prima del poeta,
dell’artista, dello sciamano, del sacerdote, dello stregone.
Prima di
qualsiasi distinzione.
-
La poesia è
la Terra.
E’ la terra
indivisa.
E’ il
canto-respiro-unità della terra indivisa.
La poesia
conviviale-libertaria è il ritorno alla Terra.
Alla Terra
originaria.
Alla libertà
primordiale.
-
Conviviale
perché intende emanciparsi dalla Tecnica, dall’Economia, dallo Spettacolo, dai
Media, dalla Registrazione-Ripetizione, da ogni forma di stereotipo, dal
denaro, dal progresso, dalla “civiltà”, dalle teche-ragnatele della “cultura”,
dagli spettri raggelati del “sapere”, dell’“arte” e della “scienza”.
Libertaria
perché non intende questo ritorno-emancipazione né come neo-barbarie
“primitiva”, né come un tornare ad adorare vecchi idoli o nuove o vecchie
autorità, né come utopia eco-socialista-statalista, né in ogni caso come
dipendenza da una qualsivoglia, vecchia o nuova, vecchianuova, forma di potere,
accentramento, autorità, centralismo, violenza,
colonialismo-imperialismo-nazionalismo, gerarchia, religione, ideologia, dogma.
Perché “non
esistono poteri buoni”.
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Conviviale
perché fatta della “sobria ebbrezza della povertà liberamente scelta” (Ivan
Illich).
Libertaria
perché la sua essenza sarà il lusso aristocratico e la selvatica sovrabbondanza
lussureggiante della dépense, dell’eccesso, del gioco gratuito, del baratto
gioioso, della sfida, della passione libera, dell’amour-fou incendiario, del
desiderio libertario, dell’improvvisazione, della “fedeltà alla terra!” che è
selvaggia, libera, nitida esattezza sacrale del sogno.
-
La poesia
del futuro sarà nuovamente m o u s i k è
- danza, canto, teatro, rito, mito,
mistero iniziatico, magia - uniti in un’unica cosa selvatica, o non sarà.
Tornerà ad
essere improvvisazione-ispirazione scaturente direttamente dal corpo della
terra, dal “cuore della terra, che è d’oro”.
O non
sgorgherà più da alcun luogo.
I poeti del
futuro - un futuro prossimo, vicino: è qui – tireranno un calcio ad ogni musa e
ad ogni angelo accademico-letterari, “estetici”-culturali, per tornare a
combattere con gli dei e con il duende della creazione e dell’azione
autentiche, assolute, e a scrivere con il sangue del proprio corpo danzante,
del proprio caos generatore di stelle.
Del proprio
de-siderio (nostalgia delle stelle) terrigno, libero, umano.
Oltre-umano.
Scriveranno
con il proprio sangue perché la poesia sarà di nuovo scintilla
notturno-incendiaria, flamenco zingaro daimonico che dal corpo della terra, dal
sangue della terra, dalla linfa selvatica della terra primordiale, salirà
attraverso i loro piedi e le loro gambe nella loro danza fino a tuonare in un
grido musicale di EUHOÉ! Assoluto-Liberatore. Di Sacro-Fuoco.
Di
liberazione del Sé, che-è-una-sola-cosa-con-il-Cosmo.
-
La poesia
del futuro sarà evento non ponderabile che accadrà all’esterno di ogni schermo,
palco, edificio, città, sala conferenze o aula universitaria o testo stampato, registrazione,
spettacolo, produzione, consumo, lavoro, scambio, edonismo, intellettualismo,
virtuale, critica, rete, convenzione, “poetica”, “bellezza”, giudizio,
“piacevolezza”, “gradimento”, accettazione, riscontro, conferma,
organizzazione, politica, società, acquisto, rinvio, “significato”,
musealizzazione, storia, “cultura”, tecnica – o smetterà di esistere, soffocata
da centomila miliardi di baratri pesanti di centomila miliardi di specchi,
saturi dei cadaveri-spettri, dei fantasmi-finzioni-funzioni cibernetici,
meccanici, inerti, non-reali, anti-Reali del transumanismo.
-
I poeti del
futuro scriveranno nuovi mondi, ponendoli in essere con la loro azione
creatrice diretta, scriveranno nuovi miti, nuovi dei, nuovi significati, nuovi
sensi (nel duplice senso del termine), nuovi orizzonti (anche nel senso più
letterale, materiale, paesaggisticamente concreto della parola) aperti, vasti,
“nuove tavole dei valori”, ma istante per istante, senza mai adorare niente,
senza istituire nuovi idoli e religioni né accettarne di vecchi o di nuovi,
“con parole cangianti e nessuna scrittura”.
-
I nuovi
poeti non saranno alcune persone, investite di un ruolo, di una funzione
“speciale”.
Né sarà
“chiunque” – affermazione che equivale all’egualitarismo ideologico e
livellatore, omologante, conformistico, cancellatore.
-
I nuovi
poeti saranno gli esseri umani liberi dalle gabbie delle vecchie idolatrie e
delle “nuove” oppressioni tecnocratiche. Liberi dalle funzioni.
-
Saranno gli
esseri umani liberi, libertari, liberati da ogni soggezione, alienazione,
sudditanza, servitù, collettivismo, dipendenza, centralismo, rete, bigottismo, protesi,
eteronomia, delega, bisogno di conferma-autorizzazione, finzione sociale,
superstizione, imposizione, subalternità, ipnosi, ricatto, oppressione,
violenza, manipolazione, condizionamento, fede, ideologia, spirito di gregge,
conformismo, gerarchia, inautenticità.
Separazione.
Costrizione.
Dovere.
Dovere-essere.
Sinteticità.
Secessione
dal mondo.
-
Saranno gli
oltre-uomini dell’affermazione, dopo gli uomini della rinuncia e i transumani
dell’alienazione terminale.
-
Nuovo poeta
sarà qualsiasi essere umano, oltre-umano,
n e l l’ i s t an t e i n c
u i
creerà
autenticamente qualcosa.
Un attrezzo
agricolo artigianale dotato di bellezza e solidità, un’arma efficace non
soltanto materialmente, un canto, una storia d’amore, un racconto, una danza
attorno a un falò, un’azione poetico-epifanica per lui e altri.
Tribale
senza totem né tabù, pagana senza dei e dee (se non le dee e gli dei che
saranno uomini e donne nei momenti di maggiore potenza e splendore, di più intensa
libertà creatrice), sciamanica senza sciamani e sciamane (se non un qualsiasi
uomo o donna n e l l’ a t t o d i guarire,
illuminare, potenziare, far brillare, liberare sé o altri), la poesia sarà
ciò-che-libera, l’azione – cavo dorato “che riconnette l’accesso al cosmo”.
Terrorismo
poetico post-terrore.
Sabotaggio
artistico post-grande-macchina.
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La poesia
non sarà u n ambito della “cultura” e
della società, non sarà una f u n z i
o n e, un r u o l
o, una maschera, un personaggio, un
autore, un’opera, un’accademia, uno spettacolo, una casta.
Sarà
l’azione libera, fedele alla terra, a sé stessa, all’essere, alla Realtà – e
apparterrà a chiunque vorrà essere libero. E farla Propria.
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