RITRAENDO IN MENTE MIA LA FISIONOMIA IMMAGINARIA D’UN LAGO REALE - ( Weird rurale e poesia, I) -

 




Quando l’ombre si specchiano dei primi monti

Nell’acque che risplendono della prima sera

Rammentano d’altre ere altri tramonti,

Un più arcano irrompere della primavera.

 

Quando fui oplita, cacciatore, guerriero celta

Donna sapiente o prete di campagna,

In cortili dall’ombre più nere,

Dalle trame più luminose di misteri,

Dalle voci sibilline più chiare

 

Quando la donna sapiente

Al chiarore della luna piena

Vagava per le tue rive solitaria

In cerca di un amuleto antico,

 

Quando il mannaro si tuffava nell’abisso

Per rispondere al richiamo di una strana chimera oscena,

Che ululava dolci canti dal ventre algoso di un relitto perduto

Al rintocco di un timpano nemico,

 

Quando l’alchimista aristocratico

Si rinchiudeva per giorni e notti

Nella torre più alta della sua villa,

Per essere più prossimo

Alle maree dei flussi stellari

Alla ragnatela delle pulsazioni cosmiche

E intravedere al culmine d’un istante di follia limpida,

Il pallido baluginio d’una via d’uscita

Dal cosmo,

 

Allora, insieme all’orrore, al pericolo, al male,

Insieme all’errore all’erranza alla deiezione

Insieme alla superstizione, all’ottusità crudele delle genti,

E a centomila atrocità di cieca violenza

E inumano delirio dogmatico,

 

C’erano anche libertà, autonomia, segreto

Esistevano possibili ancora sentieri

Di libera sperimentazione,

Di liberazione reale.


Non ancora tutte le porte

Erano state occultate o murate:

Nessun impero aveva

Né avrebbe mai potuto

Dominare e annientare

Il Dominio del Mistero;

In mezzo all’intrico più oscuro

Del labirinto più spettrale

Ci si poteva trovare

Di fronte a una delle vie di fuga

Da questa in-finita, interminabile gabbia

Da questo onnipresente mostruoso terrifico

Miserabile benessere infernale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 













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WEIRD RURALE E POESIA

 

Da appassionato di Fantastico – da sempre: dall’infanzia, e non mi ha mai abbandonato; da appassionato di terrigno, di campestre, di alpino, di silvestre, di Selvatico, di aree semiselvatiche o rurali, vecchie case e zone diroccate, paesi abbandonati e ogni luogo e cultura ai margini dell’impero del sintetico-cittadino-moderno – anche questo da sempre – sono da sempre particolarmente interessato al “weird rurale”: dai classici racconti di Lovecraft, a cose più vicine geograficamente e culturalmente, come “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati o “Il paese stregato” di Sergio Bissoli.

Appassionato – anche qui: da sempre – anche di poesia, voglio tentare una via poetica al “weird rurale”, di cui questa lirica è un primo esperimento, e per certi versi una sorta di manifesto.

 




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               Alfred Kubin, Der Sumpf










 

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